MARIA STUARDA
TRAGEDIA LIRICA
MILANO
PER LUIGI DI GIACOMO PIROLA
M.DCCC.XXXV
tMXÌXX
IN QUATTRO PARTI
DA RAPPRESENTARSI
NELL'IMP. REG. TEATRO ALLA SCALA
Òt Gazuevafe \ 8 3 5-3 6"
MILANO
PER LUIGI DI GIACOMO PIROIA
M.DCCC.XXXV
WMM
PERSONAGGI
ELISABETTA, Regina d'Inghil-
terra. Sig.a Puzzi-Toso Giacinta.
MARIA STUARDA, Regina ài
Scozia, prigioniera in Inghilt. Sig.a MàLIBRAN Maria.
ROBERTO, Conte di Leicester. Sig.r Reina DOMENICO.
GIORGIO TALBOT(*), Conte
di Shrewsbury. Sig.r Marini Ignazio.
Lord GUGLIELMO CECIL,
Gran-Tesoriere. Sig.r No VELLI PlETRO.
ANNA KENNEDY, nutrice di
Maria. Sig.a MoJA TERESA.
CORI E COMPARSE
Cavalieri. - Dame <T onore. - Famigliari di Maria.
Guardie Reali. - Paggi. - Cortigiani. - Cacciatori.
Soldati di Forteringa.
L'azione è nel palagio di JVestminster e nel castello di Fotheringay (*).
Epoca 1587.
POESIA DEL SIG. GIUSEPPE BARDARI
MUSICA DEL MAESTRO SIG. GAETANO DONIZETTI
Le Scene sono d1 invenzione ed esecuzione
dei signori
Cavallotti Baldassare e Menozzi Domenico.
(*) Per comodo del verso Talbot si pronuncia Talbo^ e Fotheringay Forteringa.
I versi virgolati si omettono per brevità.
mwM km
SCENA I.
GALLERIA NEL PALAGIO DI WESTMINSTER.
Coro di Cavalieri e Dame.
C^)ui si attenda. Ella è vicina
Dalle giostre a far ritorno.
De' Brettoni la Regina
E la gioja ci' ogni cor.
Quanto lieto fia tal giorno
Se la stringe ad alto amor.
{una voce di dentro annunzia la Regino)
Sì, per noi sarà più bella
D7 Albion la pura stella,
Quando unita la vedremo
Della Francia allo splendor.
Festeggiatiti ammireremo
La possanza delP amor.
SCENA II.
Elisabetta, Talbo, Cecil, Cortigiani, Paggi, te.
Eli. Sì 5 vuol di Francia il Rege
Col mio cor P Anglo trono.
Incerta ancor io sono
Di accoglier Paltò invito, ma se il bene
r
Coro I.
IL
I.
Tutti
6 PARTE
De' fidi miei Britanni
Fa che d'Imene all'ara io m' incammini ,
Reggerà questa destra
Della Francia e dell' Anglia ambo i destini.
Ahi! quando all'ara scòrgerai (da se)
Un casto amor del Cielo*
Quando m' invita a prendere
D' Imene il roseo velo.
Un altro oggetto involami
La cara libertà!
E mentre vedo sorgere
Fra noi fatai barriera ,
A nuovo amor sorridere
Quest' anima non sa.
Tal. In tal giorno di contento
Di Stuarda il sol lamento
La Bretagna turberà?
Coro I. Grazia, grazia alla Stuarda.
IL Grazia.
III. Grazia.
Tutti {meno Cedi) Grazia.
ElIS. (imponendo) Olà.
Di un dolce istante il giubilo
Turbato io non credea.
Perchè sforzarmi a piangere
Sul capo della rea,
Sul tristo suo destin?
Cec. Ah ! dona alla scure quel eap#> che desta
Fatali timori, discordia funesta,
Finanche fra' ceppi, col foco d'amor.
Elis. Tacete: non posso risolvere ancor.
Ah! dal Ciel discenda un raggio
Che rischiarici mio intelletto:
Forse allora in questo petto
La clemenza parlerà.
PRIMA 7
Ma se P empia mi ha rapita
Una speme al cor gradi ta.
Giorno atroce di vendetta
Tardo a sorger non sarà.
Cec. Ti rammenta ? Elisabetta ?
Ch' è dannosa ogni pietà.
Tal. Coro II bel cor d'Elisabetta
Segua i moti di pietà.
Elis. Fra voi perchè non veggio
Leicester? Egli sol resta lontano
Dalla gioja comune?
Cec Eccolo.
SCENA III.
LEICESTER 5 che bacia la mano ad Elisabetta ^ e detti,
Elis. Oh, Conte!
Or io di te chiedea.
Leic Deh ! mi perdona
Se a' tuoi cenni indugiai! Che imponi?
{Elis, si toglie un anelloj lo contempla^ e lo consegna a Leic.*)
Elis. Prendi :
Reca P anello mio
Di Francia all' Inviato} al Prence suo
Rieda pur messaggier che già d' Imene
L'invito accetto. (E non si cangia in viso!)
Ma che il serto eh' ei m' offre
Ricusare ancor posso}
Che libera son io.
Prendilo. (Ingrato!)
Leic, {con indifferenza) Or ti obbedisco ...
Elis. {a Leic.) Addio.
{parte seguita dalle Dame^ da3 Grandi j, da Lord Cecil j
Tal. va per seguirla Leic* lo prende per la manoj e
seco lui si avanza sulla scena)
8
PARTE
SCENA IV.
Leicester , e Talbo.
Leic. Hai nelle giostre 5 o Talbo,
Chiesto di me?
Tal. Io sì.
Leic. Che brami dunque?
Tal. Favellarti. Ti sia
Tremenda e cara ogni parola mia.
In Forteringa io fui ...
Leic. Che ascolto!
Tal. Vidi
L' infelice Stuarda ...
Leic. Ah! più sommesso
Favella in queste mura. E qual ti parve?
Tal. Un angelo d'amor, bella qual era,
E magnanima sempre...
Leic. Ah! troppo indegna
Di rio destino! E a te che disse? Ah! parla.,.
Tal. Posso in pria ben securo
Affidarmi al tuo cor?
Leic. Parla : te '1 giuro.
Tal. Questa immago, questo foglio
(cavandosi dal seno un foglio ed un ritratto)
Or per me Maria t'invia:
Di sua mano io gli ebbi, e pria
Del suo pianto li bagnò.
Leic. Oh piacer!..
Tal. Con quale affetto
Il tuo nome pronunziò!..
Leic. Ah! rimiro il bel sembiante
Adorato - vagheggiato...
PRIMA 9
Ei mi appare sfavillante
Come il dì che mi piagò.
Parmi ancor che su quel viso
Spunti languido un sorriso ,
Ch' altra volta a me sì caro
La mia sorte incatenò.
Al tramonto è la sua vita,
Ed aita a te cercò ...
Oh memorie! oh cara immago!
Di morir per lei son pago.
Or che pensi?
Liberarla,
O con lei pur io morrò...
Di Babington il periglio
Non ancor ti spaventò?
Ogni tema, ogni periglio
Io per lei sfidar saprò.
Se fida tanto
Colei mi amò.
Dagli occhi il pianto
Le tergerò.
E se pur vittima
Restar degg' io.
Del fato mio
Superbo andrò.
Se fida tanto
Colei ti amò,
Se largo pianto
Finor versò,
Di un' altra vittima
Non far che gema,
Se air ora estrema
\ Sfuggir non può.
(.Tal. parte. Leìc. SJ avvia dalla parte opposta* e sJ incontra nella
Regina, Si scorgono nel di lui volto segni di agitazione e confusione}
IO
PARTE
SCENA V.
Elisabetta, e Leicester.
Elis. Sei tu confuso?
Leic. Io no... (che incontro!)
Elis. Talbo
Teco un colloquio tenne?
Leic. E ver (che fìa?)
Elis. Sospetto ei mi divenne.
Tutti colei seduce! Ah! forse, o Conte,
Messaggier di Stuarda ei ti giungea?
Leic. Vani sospetti! Ormai di Talbo è nota
La fedeltà.
Elis. Pure il tuo cor conosce.
Svelami '1 ver : V impongo.
Leic. (Oh Ciel!) Regina!..
Elis. Ancor me'l celi? Intendo.
(vuol partire. È fortemente agitata)
Leic Ah non partir !.. n\> ascolta!., deh! ti arresta!..
Un foglio ...
ELIS. Il foglio a me. (severa rivolgendosi)
Leic. (Sorte funesta!)
Eccolo^ al regio piede (prostrandosi)
Io lo depongo. Ella per me ti chiede
Di un colloquio il favor.
Elis. Sorgete, o Conte.
Troppo fate per lei ... Crede P altera
Di sedurmi così: ma in vari lo spera.
(apre il foglio,, legge rapidamente 3 e si commuove)
Quali sensi!
Leic. (Ella e commossa.)
Elis. Ch'io discenda alla prigione!
Leic Sì, Regina...
Elis. Ov'è la possa (con riso beffardo)
PRIMA 1 1
Di chi ambia le tre Corone?
Come lampo in notte bruna,
Abbagliò... fuggi... sparì!..
Al ruotar della fortuna
Tant' orgoglio impallidì.
Ah pietà! per lei l'implora
Il mio cor... (come sopra)
Ch' ella possiede,
Non è ver?
(Quel dir mi accora.)
Nella Corte ognuno il crede.
E s' inganna ...
(Mentitore.)
Sol pietade a lei mi unì.
(Egli l'ama... oh mio furore!)
E leggiadra? parla.
Ah, sì!..
Era d'amor l'immagine,
Degli anni sull'aurora:
Sembianza avea di un Angelo
Che appare, ed innamora:
Era celeste 1' anima,
Soave il suo respir.
Bella ne' dì del giubilo,
Bella nel suo martir.
A te lo credo. E un Angelo
Se tu le dai tal vanto:
Se allo squallòr di un carcere
E d'ogni cor l'incanto...
Lo so che alletta ogni anima^
Lusinga ogni desir...
(Se tu l'adori, o perfido,
Paventa il mio soffrir. )
Vieni.
(Lo chiede il barbaro.)
Appaga il mio desir.
I 2
Elis.
Leic.
Elis.
Leic.
Elis.
Leic.
E
LIS.
Leic.
PARTE PRIMA
Dove? quando?
In questo giorno
Al suo carcere cT intorno
Per la caccia che si appresta
Scenderai nella foresta...
Conte, il vuoi?
Te'n prego.
Intendo ...
(Alma incauta). A te mi arrendo.
Ah! sol tu, sol tu potrai
La gemente consolar.
Te'l concedo (ma vedrai
Se saprommi vendicar.
Sul crin la rivale
La man mi stendea,
Il serto reale
Strapparmi credea^
Ma, vinta P altèra,
Divenne più fiera:
Di un core diletto
Privarmi tentò.
Ah! troppo mi offende,
Punirla saprò).
Deh! vieni, o Regina,
Ti mostra clemente,
Vedrai la divina
Beltade dolente:
Sorella le sei...
Pietade per lei,
Che P odio nel petto
Assai ti parlò.
La calma le rendi,
E pago sarò. (partono)
FINE DELLA PARTE PRIMA.
CHIESI iltDlDIL
SGENA t
PARCO DI FORTERINGA. Ambi i lati sono folti di alberi: il
mezzo si apre in una vasta veduta, che confina col mare»
MARIA esce correndo dal bosco. ANNA la segue più lenta j le
Guardie sono a vista degli spettatori.
ANNA^A-llenta il piè? Regina.
Mar. E che! non ami
Che ad insolita gioja il seno io schiuda?
Non vedi? career mio
E il Cielo aperto... io lo vagheggio... oh, cara
La voluttà che mi circonda!
Anna II duolo
Sai che ti attende in queste mura?
Mar. 35 Oh piante,
33 Amiche piante! le coprite voi
33 Al timido pensiero ... Oh! quale incanto
»L' Universo ha per me!., libera parmi
» Spaziare nel Cielo,
33 Come Paura che spira, e riposarmi
33 Nel dolce nido de' miei teneri anni 33.
Guarda: su' prati appare
Odorosetta e bella
2
i4 PARTE
La famiglia de' fiori... a me sorride,
E il zefìiro, che torna
Da^ bei lidi di Francia,
CIP io gioisca mi dice
Come alla prima gioventù felice.
Oh nube! che lieve per Paria ti aggiri,
Tu reca il mio affetto, tu reca i sospiri
Al suolo beato che un dì mi nudrì.
Deh! scendi cortese, mi accogli su i vanni,
Mi rendi alla Francia, nP invola agli affanni.
Ma cruda la nube pur essa fuggì
Al suola beato che un dì mi nudrì.
(suoni di caccia lontani)
Coro {di dentro)
Al bosco, alla caccia. - 11 cervo si affaccia
Dal colle muscoso, - poi va baldanzoso
Del rivo alle sponde : -si specchia ri elPonde.
Correte veloci - quel cervo a ferir.
Mar. Qual suono! quai voci, a"* dolci piaceri
Chi mai mi richiama degli anni primieri ?
Di Scozia su' monti guidavami allora
Destriero fuggente le belve a seguir.
Immagini care! presenti V ho ancora.
Ah! sono felice nel bel sovvenir.
Anna Panni il segno di caccia reale!
Si avvicinano i suoni... i destrieri...
Coro La Regina. (di dentro)
Mar. Qual nome fatale!!!
Anna Chi ti opprime pel parco se va.
Mar. Nella pace del mesto riposo
Vuol colpirmi di nuovo spavento.
Io la chiesi... e vederla non oso:
Tal coraggio nelP alma non sento...
Resti, ah! resti sul trono adorata.
SECONDA i5
Il suo sguardo da me sia lontano.
Troppo, ah! troppo, son io disprezzata:
Tace in tutti per me la pietà.
Anna Ella giunge.
Mar. Fuggiamo, fuggiamo:
Contenersi il mio core non sa. (Anna sì
allontana)
SCENA II.
Leicester, e Maria.
Mar. No, non m'inganno! oh Cielo!
Leicester tu?
Leic. Qui viene
Chi t' adora a spezzar le tue catene.
Mar. Libera alfìn sarò? Dal career mio
Libera? E a te il dovrò? Lo crede appena
L' agitato mio cor.
Leic. Qui volge il piede
Elisabetta^ al suo real decoro
Di pretesto è la caccia.
Tu la vedrai... Ove ti mostri a lei
Inchinevol, sommessa...
Mar. Io no.
Leic. Lo dei.
Mar. Ah no! giammai discendere
A tal viltà potrei.
Leic Se m' ami... ah! tu lo dei.
Mar. Lo deggio?
Leic. Il vuole amor.
Mar. Ben io comprendo a quale
Me trascinar vorresti }
Ad una mia rivale
Tal onta promettesti }
Ma vii non ti credea
Verso chi geme e muor.
16 PARTE
Non io, non io son rea,
Regina io sono ancor.
Leic. Ah! più di pria t' adoro...
E immenso P amor mio :
Sei sola il mio tesoro,
Non infedel son io,
Non curo il Mondo intero...
Sol bramo il tuo bel cor.
Tu sei pel mio pensiero
L' immagine d' amor.
Mar. Non v' ha reo che ti assomigli!
Leic. Credi, credi, io te sol amo.
Mar. E P obbrobrio mi consigli?
Leic. Te felice e salva io bramo }
E se alfine a me ti pieghi,
Vivrem lieti in sen d' amor.
Mar. Perchè espormi a tal rossor?
Non è in me vigor cotanto
Per piegarmi innanzi all'empia:
Mai non fia che il voto adempia,
Onde vago è il tuo pensier.
Ma se priva d' ogni orgoglio
Supplicassi alfin colei,
Sol per te, per te il farei.
Per piegarmi al tuo voler.
Leic. Ah ! m' opprime quel vederti
Tanto incerta e sì tremante :
Non temer, quest1 alma amante
Vive sol nel tuo pensier.
Senza fasto e senza orgoglio
Qui verrà chi ti fè oppressa:
Fia la grazia a te concessa,
Se tu cedi al mio voler.
{Mar* parte, Leic, va frettolosa"
mente all' incontro d'Elisi
SECONDA
*7
SGENA IH.
Elisabetta, Leicester, Cecil, Cavalieri, Cacciatori, te.
ELis.Che loco è questo? O Ldc.)
Leic. Forteringa.
Elis. Oh Conte!
Ove mi scorgi?
Leic. Non dubbiar: Maria
Sarà in breve guidata al tuo cospetto
Dal saggio Talbo.
Elis. A qual per te discendo
Sacrifizio! lo vedi...
Discosta i cacciatori
Da' contigui viali: è troppo ingombro
Di popolo il Sentier. (ad un cenno di Leic* si scostano
CeC (piano ad Elis.) Vedi, Regina, i Cacciatori)
Come V Anglia ti adora. Ah! tu lo sai
Qual capo ella ti chiede.
Elis. Taci. (a Cec.)
Leic. Deh! ti rammenta (piano ad Elis.)
Che a dar conforto alla dolente vita
Di una sorella io ti guidai ... la mano
Che di squallor la cinse
Al contento primier può ridonarla.
Elis. (Io Pabborro!.. Ei non fa che rammentarla.)
SCENA IV.
Maria condotta da Talbo, Anna, e detti.
Tal. Vieni. (dì dentro)
Mar. Deh! lascia... al mio
18 PARTE
Asil mi riconduci.
Tutti Eccola.
MAR. {ad Anna) Oh Dio!
{breve silenzio. Gli attori restano gli uni dirimpetto agli altri)
Elis. (E sempre la stessa:
Superba, orgogliosa ,
Coli' alma fastosa
M' inspira furor ...
Ma tace : sta oppressa
Da giusto terror.)
Leic. " (La misera ha impressi
In volto gli affanni,
Nò gli astri tiranni
Si placano ancor.
Salvarla potessi
Da tanto dolor.)
Cec (Vendetta repressa
Scoppiare già sento.
Ne in tale cimento
Mi palpita il cor.
Fia vittima oppressa
Di eterno dolor.)
Mar. (Sul viso sta impressa
Di quella spietata
La rabbia sfrenata,
L' ingiusto livor.
Quest' anima è oppressa
Da crudo timor.)
Tal. (Almeno tacesse
Nel seno reale
Queir ira fatale,
Quel cieco livor,
Che barbaro oppresse
Un giglio d' amor).
Anna (Nell'anima ho impressa
SECONDA 19
La teina funesta:
Oh quale si appresta
Cimento a quel cor!
Ciel! salva l'oppressa
Da nuovo rancor.)
Leic. Deh! l'accogli. (ad Elis.)
Elis. Sfuggirla vorrei. {a Leic.)
Tal. Non sottrarti. (afc)
Mar» L'abisso ho vicino, (a Tal.)
Elis. Troppo altera. (a Lek*)
Leic. (ad Elis.) Da un crudo destino
Avvilita dinanzi ti sta.
{Mar, va ad inginocchiarsi ai piedi di Elis.)
Mar. Morta al mondo, ah! morta al trono,
Al tuo pie son io prostrata,
Solo imploro il tuo perdóno :
Non mostrarti inesorata.
Ah sorella! ornai ti basti
Quanto oltraggio a me recasti!
Deh! solleva un'infelice
Che riposa nel tuo cor.
Elis. No, quel loco a te si addice:
Nella polve e nel rossor.
Leic Anna. Tal.
Il suo fato sia sicuro :
Mi commove il suo rancor.
Cec. Non dar fe, te ne scongiuro, (piano ad
A quel labbro mentitor. Elis.)
Mar. (Sofferenza.) A me sì fiera
Chi ti rende?
Elis. Chi? tu stessa:
L'alma tua, quell'alma altèra.
Vile, iniqua...
Mar. (E il soffrirò?)
20 PARTE
Elis. Va... lo chiedi, o sciagurata,
Ai rimorsi tuoi funesti,
Ed all' ombra invendicata
Del marito che perdesti J
Al tuo braccio ... all' empio core,
Che tra' vezzi dell' amore
Sol delitti e tradimenti,
Solo insidie macchinò.
Mar. Ah Roberto! (a Lek. fremendo)
Leic. Oh Dio! che tenti? (a Mar.)
Mar. Più resistere non so... (a Leic.)
Leic. Chiama in seri la tua costanza: (a Mar.)
Qualche speme ancor ti avanza.
Non ti costi onore e vita
Una grazia a te impartita,
Un favor che al nostro affetto
Tante volte il Ciel negò.
Elis. Quali accenti al mio cospetto!
Parla, o Conte.
Leic. (E che dirò?)
Elis. Ov' è mai di amor P incanto, (a Lek.)
E quel volto amabii tanto?
Se a lodarlo ognun si accese
A favori un premio rese 5
Ma sul capo di Stuarda
Onta eterna ripiombò.
Mar. Quale insulto! Oh ria beffarda! (fan***
Tal. Lei. An. Che favelli! Taci. pendo)
Mar. No. {ad Elis.)
Di Bolena oscura figlia
Parli tu di disonore?
E chi mai ti rassomiglia?
In te cada il mio rossore.
Profanato è il soglio Inglese,
Donua vile, dal tuo pie.
SECONDA 21
Ma quel vel che ti difese
Fia rimosso un dì per me.
Tutti Quali accenti! Ella delira, fuorid3 Elis.eMar.)
ElIS. Guardie! Olà. (Cec. si scosta un momento dopo
ritorna accompagnato dalle guardie che circondano Mar.)
Tutti (fuori dJ Elis. e Mar.) Perduta ella è.
Elis. Va, preparati fremente
A soffrir P estremo fato:
Sul tuo sangue abbominato
La vergogna io spargerò.
Nella scure che ti aspetta
Troverai la mia vendetta.
Trascinate la furente (alle guardie)
Che sè stessa condannò.
Cec. SulP audace il Ciel possente
La vendetta ormai segnò.
(Elis. parte velocemente : Cec. la segue)
Mar. Grazie ? o Ciel! Alfin respiro.
Da' miei sguardi elP è fuggita:
Al mio piè restò avvilita,
La sua luce si oscurò.
Or guidatemi alla morte:
Sfiderò P estrema sorte.
Di trionfo un sol momento
Ogni affanno compensò.
Leic. Ti ho perduta, o sconsigliata ,
Quando salva ti bramai,
Quando fido a te tornai
L' empia folgore scoppiò.
Nel tuo volto io già vivea,
De' tuoi sguardi mi pascea.
Ah! fu P ombra del contento,
Nè mai più la rivedrò.
Tal. Anna Qual orrore! Oh sventurata!
Tu offendesti Elisabetta...
2* PARTE SECONDA
Fia tremenda la vendetta
Che all' offesa destinò.
Ma gemente più di un core
Fia per te, pel tuo dolore.
Ah! qual dai, qual dai tormento
A chi salva ti bramò!
Tal. Leic. Anna.
Ti ha perduta un sol momento
Che di sdegno il cor tentò.
Mar. J Di trionfo un sol momento
Ogni affanno compensò.
Soldati Taci ... vieni... trema, trema:
Ogni speme a te mancò}
Del supplizio F onta estrema
La Regina a te serbò.
FINE DELLA PARTE SECONDA
/
SCENA I.
GALLERIA come nella prima Parte.
La REGINA sedendo ad un tavolino sul anale è un foglio*
e CecIL in piedi»
Cec. E pensi? e tardi? e vive
Chi ti sprezzò ? chi contro te raguna
Europa tutta , e la tua sacra vita
Minacciò tante volte?
Elis. Alla tua voce
Sento piombarmi al core
Tutto il poter del mio deriso onore.
Ma... Oh Dio ! chi mi assicura
Da ingiuste accuse?
Cec. Il Cielo ? e la devota
Albione 5 e il Mondo intero 5
Ove la fama de' tuoi pregi suona 5
E del cor di Stuarda, e dei delitti,
E delle ingiurie a te recate,..
Elis. Ah! taci...
Oltraggiata son io... Come l'altera!
Come godea del breve suo trionfo!
24 PARTE
Quai sguardi a me lanciava! Ah! mio fedele,
Io voglio pace , ed Ella a me V invola...
Gec. Nè di turbarti ancora
Cessa se vive.
ElIS.(co/i impeto) Ho risoluto... mora (prende la penna
per segnare il foglio: poi si arresta indecisa^ e si alza)
Quella vita a me funesta
10 troncar 5 troncar vorrei.
Ma la mano, il cor s'arresta,
Copre un velo i pensier' miei.
Veder V empia , udirla parmi ,
Atterrirmi , spaventarmi ,
E la speme della calma
Minacciosa a me involar.
Giusto Ciel! tu reggi un'alma
Facil tanto a dubitar.
Cec. Ah! perchè così improvviso
Agitato è il tuo pensiero ?
Non temer che mai diviso
Sia da te P onor primiero.
Degli accenti proferiti,
Degli oltraggi non puniti,
Ogn' Inglese in quest' istante
Ti vorrebbe vendicar.
Segna il foglio, ch'hai dinante:
Fia viltade il perdonar.
Elis. Sì.
SGENA II.
Leicester , e detti.
LeIC. Regina! {Elis. vedendo Lcic. segna rapida-
mente il foglio j e lo ad a Cec.)
Elis. (indifferente) A lei si affretti
11 supplizio.
Leic. Oh Ciel! quai detti!...
TERZA 25
Forse quella?^ (vedendo il foglio)
Cec. E la sentenza.
Elis. La sentenza , o traditor...
Io son paga!...
Leic. E l'innocenza
Tu condanni!
Elis. (severa) E parli ancor?
Leic. Deh! per pietà sospendi
L' estremo colpo almeno:
A' prieghi miei ti rendi,
O scaglialo al mio seno :
Niun ti può costringere.
Libero è il tuo voler.
Cec. Non ascoltar P indegno (piano ad Elis.)
Or che già salva sei :
Per chi ti ardeva il Regno
Più palpitar non dei.
Il dì che ali7 empia è l'ultimo.
Di pace è il dì primier.
Elis. Vana è la tua preghiera,
Son ferma in tal consiglio:
Nel fin di quel!' altera
E il fin del mio periglio.
Dal sangue suo più libero
Risorge il mio poter.
Leic. Di una sorella, o barbara,
La morte hai tu segnato!
Elis. E spettator ti voglio
DelP ultimo suo fato:
Sì, perderai P amante (insultandolo)
Dopo il fatale istante
Che il bèllico metallo
Tre volte scoppierà.
Leic E vuoi eh' io vegga?
Elis. Taci.
Leic. E morta ogni pietà.
26 PARTE TERZA.
Elis. Vanne , indegno: ti leggo nel volto
Il terrore che in seno ti piomba,
Al tuo affetto prepara la tomba
Quando spenta Stuarda sarà.
Leic. Vado, vado: ti appare sul volto
Che deliri 5 che avvampi di sdegno.
Un conforto , un amico, un sostegno
Nel mio core la misera avrà.
Cec. Ah Regina! serena il tuo volto,
Alla pace, alla gloria già torni:
Questo, ah! questo il più bello dei giorni
Pel tuo soglio, per PAnglia sarà. (partono)
SCENA III.
Elisabetta sola.
«Ho già deciso... e Pabborrito nome
« Dell'audace rivale
«Fia nel passato in breve,., altro non terno }
«Era colei la furia eccitatrice
«De' miei disastri, e già sconfitta cade.
«Imene più non bramo
«Stringer col Franco Re} la mia grandezza
«Sorge potente senza alcun sostegno,
«Or che secura sul mio trono io regno.
FINE DELLA PARTE TERZA
SCENA I.
APPARTAMENTI DI MARIA STUARDA
nel Castello di Forteringa.
Maria sola.
La perfida insultarmi
Volea nel mio sepolcro, e Tonta intera
Su lei ricadde... oh vile ! E non son io
La figlia di Tudorri? E qual trionfo
Spera ottener da me 5 che non la copra
D'infamia eterna? E Leicester... forse
L' ira della tiranna a lui sovrasta.
Di tutti, ah! son la sventurata io sola.
SCENA. IL
CeCIL5 TALBO? e detta*
Mar. Che vuoi? (aCec.)
Cec. Di tristo incarco
Io vengo esecutor... è questo il foglio
Che de' tuoi giorni ornai V ultimo segna.
Mar. Così nell'Inghilterra
28 PARTE
Vien giudicata una Regina? A morte
Perchè dannar tre vittime? Spiranti
Fra i tormenti più atroci
Strappar loro dal seno ingiuste accuse?
Oh iniqui! e i finti scritti...
Cec. Il Regno ...
Mar. Basta.
Vanne : Talbo rimanti.
Cec. Brami un sacro Ministro che ti guidi
Nel cammin della morte?
Mar. Io lo ricuso.
Sarò 5 qual fui, straniera
A voi di culto.
Cec. {partendo) ( Ancor superba e fiera!)
SCENA III.
Talbo j e Maria.
Mar. Oh mio buon Talbo!
Tal. Io chiesi
Grazia ad Elisabetta di vederti
Pria dell' ora di sangue.
Mar. ??Ah! sì, conforta,
«Togli quest'alma all'abbandono estremo.
Tal. «E pur con fermo aspetto
?? Quell'avviso feral da te fu accolto.
Mah.?? Ali Talbo! il cor non mi leggesti in volto:
??Ei ne tremava...?? E Leicester?
Tal. Debbe
Venirne spettator del tuo destino.
La Regina P impone...
Mar. Oh P infelice!
A qual serbato fia
QUARTA 29
Doloroso castigo !! « Ei che possente
9 In mezzo allo splendor che l'abbagliava
«I mali miei compianse». E la tiranna
Esulterà... Ne ancora
Piomba l'ultrice folgore?
Tal. Che parli?
Mar. Tolta alla Scozia, al Trono, ed al mio culto ?
Presso colei volli un asil di pace ,
/ Ed un career trovai... Sol mi restava
Solo Roberto da quel dì che il Cielo
Fu muto a' miei sospiri!
Tal. Ch<3 favelli?
Mar. Ah no, Talbo, giammai... delle mie colpe
Lo squallido fantasma
Fra il Cielo e me sempre si pone, e i sonni
Agli estint\ rompendo, dal sepolcro
Evoca la sanguigna ombra d'Arrigo...
9 E i giovanili errori,
95 Come aerei vapori, io veggo errarmi
5? Muti, muti d'intorno e spaventarmi.
Talbo, li vedi tu? Del giovin Rizzio
Scorgi l'esangue spoglia? e Botuello ...
Tal. Ahimè! Deh! riconforta
Lo smarrito pensier. Già ti avvicini
A' secoli immortali... Al ceppo reca
Puro il tuo cor d' ogni terreno affetto.
Mar. Sì, per lavar miei falli
Misto col sangue scorrerà il mio pianto.
Ascolta... io vo' deporli
Nel fedele tuo seno.
Tal. Parla.
Mar. Un amico in te ritrovo almeno !
Quando di luce rosea
li giorno a me splendea,
Quando fra liete immagini
PARTE
Quest' anima godea,
Amor mi fè colpevole,
Mi aprì P abisso amor.
Al dolce suo sorridere
Non fu il mio cor più forte:
Arrigo ! Arrigo misero,
Per me soggiacque a morte 5
Ma la sua voce lùgubre
Mi piomba in mezzo al cor.
Ombra adirata! placati
In sen la moi'te io sento.
Ti bastin le mie lagrime
Ti basti il mio tormento.
Perdona ai lunghi gemiti,
E invoca il Ciel per me.
Da Dio perdóno ogni anima
Implorerà per te.
Un' altra colpa a piangere
Ancor ti resta ...
E quale?
Noto non ti era Babington?
Taci: fu error fatale.
Pensa b#n che un Dio possente
E dei falli il punitore,
Che al suo sguardo onniveggente
Mal si asconde un falso core.
No, giammai sottrarsi al Cielo
Si potrebbe il mio pensiero:
Ah mio fido! un denso velo
Ha finor coperto il vero.
Sì, te'l giura un cor che langue,
Che da Dio chiede pietà.
Ah! risplenda sul tu.° sangue
r mio °
L' oscurata verità.
QUARTA 3i
Lascia contenta al carcere
La tua dolente vita,
Andrai conversa in Angelo
Al Dio consolator.
E nel più puro giubilo
L' anima tua rapita,
Si scorderà dei palpiti
DelP agitato cor.
Or che morente e il raggio
Della mia debil vita,
Il Cielo sol può rendere
La pace al mesto cor.
Ah! se di troppe lagrime
Quest'alma fu nudrita,
Cessino i lunghi palpiti
NelP ultimo dolor. (partono)
SCENA IV.
SALA
nel Castello che mette agli appartamenti di Maria.
Gran porta chiusa in fondo. Notte.
CORO di familiari di MàRIÀ.
Coro I. Vedeste?
II. Vedemmo...
I. Qual truce apparato!
Un ceppo, la scure.
I!» La funebre sala.
Tutti E il popol festante vicino alla scala
Del palco fatale,.. Che vista! Che orrori
I. La vittima attende lo stuolo malnato.
II. La vittima Regia. Oh istabile sorte!
Tutti Ma d' una Regina la barbara morte
A1P Anglia fia sempre d' infamia e rossor.
32
PARTE
SCENA V.
Anna, e dati.
Coro Anna.
Anna Qui più sommessi favellate.
CoRoLa misera dov'è?
Anna Mesta, abbattuta
Ella si avanza. Deh ! col vostro duolo
Non aggravate il suo rancor.
Coro Tacciamo.
SCENA VI.
MARIA vestita di nero^ e TALBO.
Mar. Io vi rivedo alfin.
Coro Noi ti perdiamo!
Mar. Vita miglior godrò. « Solo vorrei
«Che voi serbaste in cor viva memoria
«Di chi vi amò.
Coro «Sarà V immago tua
«Sempre scolpita in noi.
Mar. Contenta io volo
All' amplesso di Dio... ma voi fuggite
Questa terra d' affanno.
«Nel Franco suolo troverete asilo
«Presso il cortese fra tei mio... Felici
«Tutti vi bramo... Ah! vieni,
«O mia diletta Rosemunda, al seno!
«Prendi: di amore in pegno
«Aureo monil ti dono... e tu, Geltrude,
«Serba il mio anello... Voi
QUARTA 33
»Una mia rimembranza anco otterrete.
CoroII duol ci spezza il cor!
Mar. Deh! non piangete!
Anna tu sola resti
Tu che sei la più cara... eccoti un lino
Di lagrime bagnato... agli occhi miei
Farai lugubre benda allor che spenti
Saran per sempre al giorno... (le dà il fazzoletto)
Ma voi piangete ancor? meco vi unite ?
Miei fidij e al Ciel clemente
L' estrema prece alziam devota e ardente.
(s'inginocchia^ e tutti con lei)
Tutti Deh! Tu di un ùmile
Preghiera il suono
Odi j o benefico
Dio di pietà.
A1P ombra accogli^.
° mi
Del tuo perdóno^
Altro ricovero
Ella ,
t , , non ha.
L alma
Mar. E vano il pianto {si alza)
Il Ciel m' aita.
Coro Scorda V incanto
Della tua vita.
Mar. Tolta al dolore,
Tolta agli affanni ?
D? eterno amore
Mi pascerò.
Coro Distendi un velo
Su' corsi affanni
Benigno il Cielo
Ti perdonò. (si ode nel Castello il pri-
Tutti Oh colpo ! ! mo sparo del cannone)
34 PARTE
SCENA VII.
Si apre la porta in fondos e lascia vedere una scala discendente,
alla di cui vetta sono le guardie, Cecil, viene dalla scala,, e detti,
Cec E già vicino
Del tuo morir il] istante. Elisabetta
Vuol che sia paga ogni tua brama... Parla.
Mar. Da lei tanta pietà non aspettai.
Lieve favor ti chieggo. Anna i miei passi
Al palco scorga, 5) ed il sospiro estremo
55 Dal mio voli ai suo petto.
Coro «Io gelo.
Anna »Io tremo.
Cec. Ella verrà.
Mar. Se accolta
Hai la prece primiera , altra ne ascolta:
Di un cor che more reca il perdóno
A chi mi offese, mi condannò.
Dille che lieta resti sul trono,
Che i suoi bei giorni non turberò.
Sulla Bretagna, sulla sua vita,
Favor celeste implorerò.
Ah! dal rimorso non sia punita:
Tutto col sangue cancellerò.
Coro Scure tiranna! Tronchi una vita,
Che di dolcezza ci ricolmò.
Cec. (La sua baldanza restò punita:
Fra noi la pace tornar vedrò.)
SCENA ULTIMA
Leicester e detti f poi Sceriffi.
Leic Ah! {dal fondo)
Tal. Giunge il Conte. (a Mar.)
Mar. A qual ei viene
Lugubre scena.
Leic. (a Mar.) Io ti rivedo
QUARTA 35
Perduta... oppressa da ingiuste pene...
Vicina a morte.
Mar. (a Leic.) Frena il dolor.
Addio per sempre.
Cec. Si avanza P ora.
Leic. Ah! eh' io non posso lasciarti ancora.
Scostati ? O vile, (a Cec. che vuole allontanarlo
da Mar, le di cui ginocchia egli abbraccia}
Mar. (a Leic.) Taci.
Leic. Tremate (sorgendo)
Iniqui tutti che la immolate.
Tal. Te stesso perdi.
Leic Temete un Dio
DelP innocenza vendicatori (scoppio dì can-
none, Viene lo Sceriffo * e gli Uffiziali che circondano Mar.)
TuTTl (meno Mar. e Cec.)
Ah ! che non posso nel sangue mio
Spegnere il cieco vostro furor! (Cec.Ja
cenno a Mar. d'incamminarsi. Ella si volge a Leic. che^
facendo forza a sè stesso_, le si avvicina. Mai: si appog-
gia al di lui braccio)
Mar. Ah! se un giorno da queste ritorte (a Leic.)
Il tuo braccio salvarmi dovea?
Or mi guidi a morire da forte
Per estremo conforto d'amor.
E il mio sangue innocente versato
Plachi Pira del Cielo sdegnalo.
Non richiami sulP Anglia spergiura
Il flagello di un Dio punitor.
Cec Or delP Anglia la pace è secura
La nemica del Regno già muor.
(Mar. parte fra i Sceriffi. Anna la segue)
Coro Quali accenti! qual fiera sventura!
Infelice!... innocente ella muor!
fine.
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